Yannick Amirault fondò la tenuta nel 1977 con i 3,40 ettari di vigne rilevate dal nonno, compreso il mitico terroir di Malgagnes, ma fu solo negli anni ‘90 che il Domaine prese forma per come lo conosciamo oggi. Yannick rilevò infatti le vigne di due viticoltori in pensione, tra cui uno dei terroir più emblematici di Bourgueil: Le Grand Clos.
Da lì in poi, l’adozione della filosofia di produzione fu immediata: abbandono di tutti i diserbanti, inerbimento dei vigneti, ritorno al tradizionale invecchiamento in botti invece che in acciaio inossidabile insapore.
Considerato anticonformista 20 anni fa, oggi “saggio”, Yannick rimane progressista e cartesiano: “Abbiamo solo un’esperienza all’anno e impariamo sempre dal nostro mestiere, ogni annata è diversa. Abbiamo la possibilità di fare il vino che amiamo e di vivere di esso senza preoccuparci delle mode”.
Oggi le regole non sono cambiate: rigore, autenticità e perfezionismo sono le parole d’ordine della famiglia Amirault. Benoît Amirault, uno dei due figli di Yannick, è tornato nella tenuta nel 2003. Dopo 6 anni di studio della vigna e del vino, ha lasciato la sua posizione di impiegato viticolo in una rinomata tenuta della Valle della Loira per unirsi a lui con cuore e dedizione, dando vita al frutto della vendemmia del 2003.
Alla fine del 2009 padre e figlio hanno preso la decisione di essere ufficialmente approvati per l’agricoltura biologica. In realtà però il calendario lunare li accompagna già da 20 anni per ogni intervento sul vino e, a seconda delle condizioni atmosferiche, sulla vite.









